Isatis tinctoria / L. – Guado

10.00

Ultimamente sulla scia di una maggiore coscienza di tutela dell’ambiente e sopratutto della salute delle persone, si sta riscoprendo l’importanza dei colori naturali, che hanno un vasto campo d’applicazione. Il colorante si estrae dalle foglie di questa pianta raccolte durante il primo anno di vita. Il colorante indaco, molto solido, è utilizzabile nella tintura della lana, seta, cotone, lino e juta, ma anche in cosmetica e colori pittorici.

COD: s12 Categoria:

Descrizione

Famiglia: Brassicaceae (o Cruciferae)

Puoi vederla: all’Orto Botanico di Pavia

Curiosità/perchè è importante conservarla: altrimenti conosciuta con il termine di guado o gualdo, fa parte delle cosiddette piante da blu insieme al guado cinese e persicaria dei tintori. Il colorante si estrae dalle foglie di questa pianta raccolte durante il primo anno di vita. Dopo macerazione e fermentazione in acqua si ottiene una soluzione giallo verde che agitata e ossidata produce un precipitato (indigotina). Il colorante, molto solido, è utilizzabile nella tintura della lana, seta, cotone, lino e juta, ma anche in cosmetica e colori pittorici. Il guado era tra i coloranti indaco utilizzati, un tempo, per la tintura della tela con cui venivano confezionati i pantaloni blue-jeans. I blue jeans, grazie alle fibre da cui vengono ricavati, sono molto resistenti ed erano usati come divisa per operai che si strusciavano per terra e avevano bisogno di un abito resistente. Ultimamente sulla scia di una maggiore coscienza di tutela dell’ambiente e sopratutto della salute delle persone, si sta riscoprendo l’importanza dei colori naturali, che hanno un vasto campo d’applicazione sopratutto nel campo dell’alimentazione, del tessile, della cosmesi in quello farmaceutico ed industriale, sostituendo o riducendo in parte i processi chimici inquinanti e dannosi. La coltivazione del guado sta ritornando con veemenza alla ribalta, è stata ripresa e valorizzata particolarmente nel Sud della Francia, da oltre un decennio, con ottimi risultati.

Attenzione: Specie officinale tossica.

Come coltivarla: La semina va effettuata in primavera in semenzaio. Appena le piantine avranno due/tre foglioline, si diradano, distanziandole di una trentina di centimetri l’una dall’altra, e successivamente, una volta irrobustite, si impiantano in piena terra. Se si vuole tenere in vaso sul terrazzo bisogna considerare che, per avere un buon sviluppo, il vaso deve essere adeguato (una ventina di centimetri di diametro); si deve utilizzare un terriccio morbido e ricco e si deve concimare (un normale concime per piante verdi va benissimo). Se invece si vuole coltivarla nell’orto, si deve preparare il terreno l’autunno precedente la semina, vangando in profondità e aggiungendo del buon concime organico come compost vegetale o letame maturo.

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